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Gli effetti dei pesticidi influenzano l'espressione dei geni e colpiscono anche figli e nipoti fino alla terza generazione


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#1 sniper

sniper

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Inviato 09 settembre 2015 - 16:42:25

 
 
 
"22 maggio 2012

Gli effetti dei pesticidi colpiscono fino alla terza generazione

L'esposizione a un comune pesticida agricolo porta ad alterazioni comportamentali nelle generazioni successive, che appaiono più ansiose e più sensibili allo stress del normale. Il risultato, ottenuto sul ratto, pone la questione del possibile impatto di molte sostanze disperse nell'ambiente sul comportamento e sui disturbi mentali anche nell'essere umano(red)

 

Potrebbe avere un significativo impatto sull'annosa diatriba "Nature vs. Nurture" il risultato ottenuto da un gruppo di ricercatori dell'Università del Texas a Austin e della Washington State University che hanno osservato un'eccessiva reazione allo stress in alcuni ratti in seguito all'esposizione a una sostanza delle generazioni a loro precedenti.

Come riferiscono sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, David Crews e Michael Skinner hanno esposto alcune femmine gravide di ratto alla vinclozolina, un comune funghicida usato in agricoltura e orticoltura, di cui sono noti alcuni gravi effetti sul sistema endocrino sia in alcune specie animali sia dell'essere umano.

 

I ricercatori hanno poi sottoposto la terza generazione di ratti a test comportamentali, rilevando che gli animali erano più ansiosi e più sensibili allo stress rispetto ai ratti di controllo, i cui ascendenti non erano stati esposti alla sostanza. Questi dati sono poi stati confermati da scansioni di risonanza magnetica dell'attività delle aree cerebrali legate alla risposta allo stress.

Inevitabile, dati i risultati, rivolgere l'attenzione a possibili analogie con l'uomo e la contaminazione ambientale diffusa in molte parti del mondo. “Ora siamo alla terza generazione dall'inizio della rivoluzione chimica, a partire da cui gli esseri umani hanno cominciato a essere esposti a questo tipo di tossine”, spiega Crews.

Secondo quanto ha messo in luce la ricerca, la vinclozolina può avere un effetto transgenerazionale anche sui processi epigenetici che regolano l'espressione genica, influenzando per esempio il modo in cui i ratti scelgono il partner per l'accoppiamento.

I risultati di Crews e Skinner sembrano così gettare luce su un nuovo livello di influenza biologica non solo sul comportamento, ma anche potenzialmente sui disturbi mentali.

“Non c'è dubbio che stiamo assistendo a un notevole incremento di patologie quali l'autismo o il disturbo bipolare, e credo che ciò sia da attribuire a qualcosa di più della sempre più accurata capacità diagnostica”, ha concluso Crews. “Quale spiegazione possiamo avanzare? Sicuramente viviamo in un mondo più frenetico e stressante che in passato, ma forse non basta: potremmo ipotizzare che oltre a ciò rispondiamo in modo differente perché abbiamo avuto una diversa esposizione ai contaminanti”. "


Messaggio modificato da sniper, 09 settembre 2015 - 16:47:02


#2 sniper

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Inviato 09 settembre 2015 - 16:46:04

Fonte: http://www.lescienze...netica-1911351/

 

"02 dicembre 2013

Una via biologica per ereditare le paure dei genitori

Topi condizionati a provare paura quando percepiscono uno specifico odore possono trasmettere questo comportamento alle due generazioni successive tramite modificazioni epigenetiche dei geni responsabili della percezione dell'odore nelle cellule spermatiche. La scoperta getta le basi per lo studio dei meccanismi biologici che consentono agli input ambientali di trovare una codificazione più o meno stabile nel genoma e nei suoi meccanismi di regolazione (red)

 

I topi possono ereditare per via biologica l'informazione appresa dalle generazioni precedenti e codificata da modificazioni epigenetiche del DNA in grado di cambiare la struttura neurale, in particolare nelle regioni responsabili dell'olfatto. È questa la conclusione di un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature Neuroscience” da Brian G Dias e Kerry J Ressler dell'Howard Hughes Medical Institute a Chevy Chase, nel Maryland, che introduce un nuovo elemento per la comprensione dei meccanismi biologici che consentono di trasmettere alle generazioni successive non solo il patrimonio genetico ma anche i comportamenti appresi. 

 

Gli stimoli ambientali che un individuo incontra nel corso della vita influenzano il genoma mediante meccanismi epigenetici che regolano l'espressione dei singoli geni. Tuttavia, finora gli studi su una possibile trasmissione dei fattori epigenetici alle generazioni successive hanno dato risultati parziali e non conclusivi, oppure validi solo in specifiche condizioni. 

D'altra parte le ricerche comportamentali hanno dimostrato che l'esperienza può essere trasmessa con meccanismi culturali, intesi nel senso più ampio del termine. Esperienze traumatiche o paurose possono essere condivise con i propri simili e quindi tramesse anche con le generazioni più giovani per imitazione.

Dias e Ressler hanno ora dimostrato nei topi che  informazioni specifiche possono essere trasmesse alle due generazioni successive tramite le cellule riproduttive, senza alcuna prossimità tra genitori e figli.

 

Gli autori hanno condizionato alcuni topi di laboratorio a provare paura quando percepivano l'odore dell'acetofenone, una sostanza aromatica che ricorda il sentore di ciliegia. I piccoli di quei topi, anche se concepiti con inseminazione artificiale, hanno mostrato una risposta di paura maggiore all'odore di ciliegia che a qualunque altro odore, benché non fossero mai stati esposti all'acetofenone. Ancora più sorprendente è che lo stesso tipo di comportamento si rilevava anche nella seconda generazione di roditori.

Questi dati hanno trovato conferma da uno studio neuroanatomico e genetico: sia i topi condizionati ad avere paura sia la loro progenie mostravano cambiamenti strutturali nel cervello, e più esattamente nelle regioni deputate alla percezione dell'odore, nonché specifici marcatori epigenetici sui geni responsabili della percezione dell'odore nelle cellule spermatiche.

Secondo gli autori, il risultato rappresenta un interessante punto di partenza per comprendere in che modo gli input ambientali raccolti da un individuo possano trovare una codificazione più o meno stabile nel genoma e nei suoi meccanismi di regolazione. In questo campo le ricerche sono ancora agli inizi."


Messaggio modificato da sniper, 09 settembre 2015 - 16:46:19


#3 sniper

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Inviato 09 settembre 2015 - 16:53:58

Fonte: http://www.lescienze...azioni-1924577/

 

"11 dicembre 2013

Aspiranti papà, attenti alla dieta

La carenza di acido folico nella dieta dei padri nel periodo precedente al concepimento può portare a gravi malformazioni del nascituro, esattamente come accade per la stessa carenza nella dieta della madre durante la gravidanza. Il fenomeno è legato ad alterazioni nella capacità di espressione dei geni sui  cromosomi presenti negli spermatozoi (red)

 

La dieta del futuro papà nel periodo precedente al concepimento è altrettanto importante per la salute del nascituro di quella della madre durante la gravidanza. A stabilirlo è  uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della McGill University a S.te Anne-de-Bellevue, in Canada, che hanno concentrato la loro attenzione sugli effetti della carenza di acido folico nella dieta dei padri. 

Che le madri in attesa debbano fare attenzione ad assumere con la dieta quantitativi adeguati di acido folico (o vitamina B9) è ben noto: una sua carenza nelle prime fasi della gravidanza aumenta fortemente il rischio di malformazione del feto, in particolare di spina bifida o anencefalia, ma anche nelle fasi successive può provocare complicazioni come un ritardo nella crescita intrauterina, parto prematuro o lesioni placentari. 

Lo studio appena pubblicato su “Nature Communications” mostra però che un'analoga attenzione alla dieta dovrebbero prestarla anche i padri, dato che gli esperimenti condotti sui topi da Romain Lambrot e colleghi hanno dimostrato che la carenza di acido folico nella dieta paterna è associata a un aumento di malformazioni congenite nella prole, prevalentemente craniofacciali e muscoloscheletriche, ma anche a carico di altre strutture anatomiche. "Siamo stati molto sorpresi di vedere che c'era un aumento di quasi il 30 per cento dei difetti alla nascita nei nati da padri i cui livelli di folati erano insufficienti ", ha detto Lambrot. 

 

All'origine di questo inaspettato fenomeno vi sono meccanismi epigenetici, ossia processi che, pur non modificando la sequenza nucleotidica del DNA, regolano i livelli di espressione dei suoi geni. Di fatto ogni cromosoma porta con sé una sorta di “codice epigenetico” (epigenoma), che influenza i futuri livelli di espressione dei geni, che però a differenza del DNA è sensibile alla condizioni di vita e in particolare alla dieta. La carenza di acido folico – hanno dimostrato ora i ricercatori – è appunto in grado di alterare l'epigenoma degli spermatozoi e quindi di incidere sullo sviluppo e, più a lungo termine, sul metabolismo del nascituro. 

"Nonostante il fatto che l'acido folico sia presente in una varietà di alimenti – ha concluso Lambrot - i padri che consumano alte percentuali di grassi, mangiano nei fast food o sono obesi possono non riuscire a utilizzarlo o metabolizzarlo in modo adeguato. La nostra ricerca indica quindi che anche i padri devono pensare a quello che mangiano, fumano e bevono" "


Messaggio modificato da sniper, 09 settembre 2015 - 16:54:16





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