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Inceneritori E Nanopatologie


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1 risposta a questa discussione

#1 Marco

Marco

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Inviato 27 ottobre 2011 - 22:53:01

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"Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 - e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.

Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti. A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa. Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.
Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili. Tornando alla legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio. Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi."

Stefano Montanari

FONTE: Nanodiagnostics.it
http://www.nanodiagn...Caso.aspx?ID=12



Cari amici,
ho pensato di postare questo documento, che reputo molto significativo, perchè sono sempre più convinto della correlazione che esiste tra le nanoparticelle (le cosiddette polveri sottili) e una grande varietà di malattie, in particolar modo la Sensibilità Chimica Multipla. Questo lo dico con cognizione di causa perchè, conoscendo molte persone malate di questa terribile patologia, ho notato che quasi tutte vivono o hanno vissuto una parte significativa della propria vita, in grandi città o vicino a grosse zone industriali o in prossimità degli inceneritori.
La questione "inceneritori" poi, mi interessa molto da vicino, in quanto nella mia città, Parma, a poca distanza da dove abito io (poco più di 2 km) ne sta sorgendo uno molto grande che è una vera e propria pietra di scandalo per noi, anche perchè sta sorgendo vicinissima alla sede principale della Barilla, nonchè a 3 caseifici che producono il celebre Parmigiano-Reggiano, nonchè a tante piccole e grandi aziende dove lavorano migliaia di persone. Gli inceneritori sono tra le cose peggiori e più inquinanti che esistono, autentiche "bombe" inquinanti che eruttano 24 ore su 24 diossine, furani, metalli pesanti e, sopratutto, le nanoparticelle di cui parla molto bene il Dott. Montanari in questo documento. Questo è bene che si sappia.

#2 Fabrizio

Fabrizio

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Inviato 29 ottobre 2011 - 15:22:57

Grazie Marco per le info.
E' importante mantenere alta l'attenzione anche su quello che ci circonda e su quello che viene approvato in questo paese, come il Decreto Sviluppo e le sue implicazioni.
Fonte:
http://www.infoamica...le-2/#more-2714
Comunicato Stampa – Roma, 26 Ottobre 2011

L’articolo 12 della bozza del DL Sviluppo (pubblicata il 25 ottobre 2011) riguarda la revisione dei limiti dei campi elettromagnetici in radiofrequenza, cioè quelli utilizzati per la telefonia cellulare, le radio, le TV, il Wi-Fi e il Wi-Max.

Il DL Sviluppo prevede che le apparecchiature radio e i terminali delle telecomunicazioni, cioè i cellulari, gli smartphone o gli i-pad non dovranno attenersi ai limiti previsti cui al D.P.C.M. 2003, bensì ad una Direttiva europea 1995. “La conseguenza è che ogni produttore potrà contemplare le potenze di campo elettromagnetico che riterrà più opportune per il prodotto”, commenta il dott. Giuseppe Teodoro, del Coordinamento dei Comitati Romani contro l’Elettrosmog.

Lo stesso DL intende, inoltre, non applicare più il valore di attenzione di 6 V/m (stabilito dal decreto del 2003 per i luoghi ove la permanenza umana è superiore a 4 ore giornaliere) per alcuni luoghi aperti come balconi, terrazzi, spazi aperti condominiali. Per questi si applicherà un più generico limite di esposizione (non è indicato, ma verosimilmente di 20 V/m).
“Se approvato, questo decreto rischia di mettere seriamente a rischio la salute di milioni di italiani”, commenta ancora il dott. Teodoro. “Bisogna considerare, infatti, che i limiti di legge attualmente in vigore (6 Volt/metro), stabiliti dal decreto del 2003, sono già dieci volte superiori rispetto a quelli considerati sicuri da molti scienziati indipendenti. Questo renderà estremamente più facile, per i gestori della telefonia mobile, installare antenne vicino alle abitazioni, quando già oggi ci sono in Italia numerosi cluster oncologici, cioè zone in prossimità dei ripetitori che presentano un numero insolitamente alto di tumori e di altre patologie degenerative.”

“A risentire di più degli effetti nocivi di questo decreto saranno in primis i malati di Elettrosensibilità – commenta il dott. Giorgio Cinciripini del Comitato Promotore della Rete Elettrosmog Free Italia – che già oggi hanno difficoltà a trovare abitazioni sicure lontano da fonti elettromagnetiche”.

Un altro aspetto allarmante del DL Sviluppo riguarda la nuova modalità di determinazione degli obiettivi di qualità nelle aree intensamente frequentate. Questi non si calcoleranno più con delle misurazioni in un arco di tempo di sei minuti, per farne la media, ma si farà una media di misurazioni sulle 24 ore.

“E’ facile comprendere come questo si traduca in uno svuotamento stesso del concetto di limite di sicurezza perché i livelli molto bassi di campo elettromagnetico riscontrati di solito di notte, quando non si usano i dispositivi mobili, potranno compensare quelli sicuramente più alti delle ore diurne, quando il numero di utenti attivi è maggiore”, commenta l’Ing. Marcello Stampacchia del Comitato Promotore della Rete Elettrosmog Free Italia.

“Il DL intende esplicitamente favorire le esigenze tecniche della telefonia mobile e di tutti quei nuovi sistemi di trasmissione a banda larga senza fili. Se lo sviluppo economico, però, deve avvenire a spese della salute pubblica, si rischia di guadagnare qualcosa oggi per ritrovarsi inesorabilmente con un netto aumento della spesa socio-sanitaria nel prossimo futuro a causa dell’aumento di casi di cancro, disturbi neurodegerativi (Alzheimer, Parkinson), di infertilità, di insonnia, depressione, allergie e di tutte le problematiche legate alle radiofrequenze”, conclude la dott.ssa Francesca Romana Orlando, Vice Presidente di A.M.I.C.A.

Proprio lo scorso maggio l’Istituto per la Ricerca sul Cancro dell’OMS ha classificato la radiofrequenza della telefonia mobile come cancerogeno di classe 2B e bisogna anche ricordare le numerose risoluzioni del Parlamento Europeo e la più recente risoluzione del 23 maggio del Consiglio d’Europa invitano gli stati membri ad abbassare i limiti di legge per le esposizioni elettromagnetiche, a prendere provvedimenti in favore dei soggetti affetti da Elettrosensibilità, come la creazione di zone bianche prive di emissioni elettromagnetiche”.

La Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagnetici (ICEMS), di cui fanno parte esimi scienziati italiani, inoltre, sin dal 1999 chiese la diminuzione del limite di legge a 0,6 V/m, rinnovando la richiesta negli anni seguenti con risoluzioni dei congressi di Ischia, Roccaraso, Benevento, Venezia. La stessa raccomandazione è stata ancora supportata dal Rapporto del Gruppo Bioinitiative e dalla importantissima monografia ICEMS pubblicata nel 2010, nonché dal Consenso di Seletun pubblicato lo scorso inverno.


“Per chi governa il nostro Paese, dunque, non ci sono scuse – conclude la dott.ssa Orlando – non possono dirci che non sanno dei rischi a cui andremmo tutti incontro con questo tipo di provvedimenti.”

Puoi sensibilizzare il tuo Comune o la tua Provincia chiedendo alla giunta di approvare un ordine del giorno di opposizione al decreto sviluppo. Scarica qui il modello di OdG, che ci è stato gentilmente inviato dall’Ing. Alfio Turco di Polab.

Puoi scrivere al Presidente del Consiglio e ai Parlamentari una lettera per far presente le tue preoccupazioni e chiedere l’eliminazione dell’articolo 12 dal DL Sviluppo. FACSIMILE LETTERA DL SVILUPPO ELETTROSMOG.

Contatti per la Stampa:
Giuseppe Teodoro Tel. 347 6643318 347 6643318 info@noelettrosmogroma.org
Francesca Romana Orlando: amica@infoamica.it
Marcello Stampacchia Tel/Fax 054 681022 054 681022
Giorgio Cinciripini Tel. 335 5932686 335 5932686

Se dovesse passare il Decreto Sviluppo cambierebbe in peggio il paese e la nostra salute.




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