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Conf Int Ricerca Biomedica ME/CFS 2007


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#1 danis

danis

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Inviato 05 febbraio 2008 - 15:21:55

Traduzione di Lucia, una amica non malata. Mille grazie ;)





New Horizons: Conferenza Internazionale sulla Ricerca Biomedica su ME/CFS


Ospitata ed organizzata da ME Research UK, e cosponsorizzata dall’Irish ME Trust, la conferenza internazionale sulla ricerca di ME/CFS “New Horizons” si è tenuta Venerdì 25 maggio 2007 presso il centro conferenze Edinburgo, la sede progettata allo scopo e senza barriere architettoniche della Heriot-Watt University di Edimburgo.
Sul sito originale è presente il link tramite il quale è possibile ordinare una copia del doppio DVD della conferenza a £6.
La conferenza è stata la prima mai tenuta nel Regno Unito, sul tema della ricerca sulla CFS. Molti dei 130 partecipanti erano ricercatori biomedici, alcuni finanziati da ME Research UK, ma molti erano anche i rappresentanti di varie specializzazioni mediche, e delegati di gruppi di supporto locali per la CFS, provenienti da Regno Unito, Norvegia, Canada ed Egitto. Inoltre erano presenti anche rappresentanti di molte associazioni di beneficenza Inglesi, incluse “Invest in ME” e il “25% ME Group”. L’obiettivo della giornata è stato quello di riunire molti dei ricercatori in vista di una maggiore comprensione delle origini mediche dell’ME, nonché di sottolineare l’importanza di una continua indagine sulla malattia. L’intero programma della giornata consisteva nella presentazione dei più significativi passaggi delle ricerche di molti scienziati da Scozia, Inghilterra, USA, Canada, Belgio, Spagna e Giappone.
La conferenza è stata inaugurata da Alex Fergusson MSP, presidente dello Scottish Parliament, precedentemente membro del “Cross-Party Group” sulla ME al Parlamento. Alex ha parlato della propria esperienza di CFS in famiglia, enfatizzando il bisogno di una ricerca che vada oltre gli aspetti psicosociali, verso la delucidazione della fisiopatologia della malattia.
Il dott. Vance Spence del ME Research UK ha presieduto tutte le varie sessioni, e il suo primo compito è stato riconoscere il supporto dato dalle varie associazioni, come il 25% ME Group che aiuta gli ammalati di CFS costretti a letto o in casa e che ha finanziariamente contribuito ai costi di viaggio dei relatori; l’Invest in ME, l’energica organizzazione che ha lavorato alla conferenza in partnership con ME Research UK nel 2007e che ha tenuto la conferenza gemella a Londra all’inizio del Maggio 2007; Ross Coomber e Friends of Matthew Stone che hanno fornito un consistente supporto, compreso lo striscione della conferenza; il News International Charity Fund per una donazione a favore della realizzazione del DVD della conferenza; infine a tutti gli anonimi benefattori per le importanti donazioni.

La prima esposizione è stata tenuta dal dott. Jonathan Kerr, del dipartimento di medicina cellulare e molecolare alla St George’s University di Londra. Il suo interesse nei confronti della malattia è nato durante degli studi sull’infezione da parvovirus B19, dai quali emergeva che una certa percentuale degli infetti sviluppasse una forma di CFS persistente per alcuni anni; il dott. Kerr è ora il principale ricercatore dell’espressione genetica della malattia, con l’obiettivo di un test per la diagnosi della malattia. Il dott. Kerr ha descritto gli studi molecolari sulla ME/CFS che ha condotto negli ultimi 4 anni. Innanzitutto, il suo team ha condotto un progetto pilota che dimostrava come fossero anormalmente espressi 16 geni nei pazienti con CFS/ME, e come rimanessero entro parametri normali in un dato gruppo di individui sani, compatibili per età, sesso e provenienza geografica. Visto che i geni anormali creavano problemi in diversi sistemi del corpo, inclusi quello immunitario, le funzioni neurologiche e il metabolismo dei mitocondri, si decise di creare un team multidisciplinare al fine di indagare tutte le diverse sfaccettature della malattia. Questi risultati sono stati prodotti utilizzando una combinazione di analisi dei microarray (NDT: matrici ad alta densità) (47.000 geni umani e le loro varianti), la tecnica della Massive Parallel Signature Sequencing e conferma dell’implicazione di geni individuali tramite la taqman PCR (NDT: Reazione di polimerizzazione a catena). Lo studio è adesso alla seconda fase e il team sta anche studiando l’impronta genetica del microRNA in CFS/ME; i microRNAs sono piccolissime molecole di RNA che regolano l’attività di altri geni e hanno potenziale importanza come ogni altro gene. Se ne stanno sviluppando per il trattamento di varie infezioni virali. Il team crede nella possibilità di normalizzare le anomalie genetiche usando uno o più microRNAs.
Dr. Estibaliz Olano, scienziata, da tempo operante alla Progenika (una compagnia di biotecnologie, con sede a Bilbao, Spagna), ha tenuto il successivo intervento, “Profili genetici in forme acute di fibromialgia e sindrome da stanchezza cronica”. Ha descritto le ricerche del gruppo di Bilbao, soffermandosi sugli sforzi per distinguere FM e ME/CFS, due patologie con sintomi a volte sovrapposti, difficili da distinguere e da diagnosticare correttamente. Il gruppo ha utilizzato l’analisi del polimorfismo di un singolo nucleotide (SNP) per ricercare le differenze nei profili genetici, testando 186 pazienti con FM e 217 pazienti con CFS. Per ogni campione 107 SNP erano genotipi e, un secondo studio associativo con 126 pazienti con FM e 156 pazienti con ME/CFS è servito a convalidare il risultato. Il gruppo ha identificato 15 SNP capaci di distinguere i pazienti affetti dall’una o l’altra malattia, e le analisi di ulteriori SNP sono state in grado di differenziare i profili genetici tra le forme più aggressive e più tenui del fenotipo FM, nonché tra i fenotipi di CFS più o meno acuti. Lo studio ha indicato che l’analisi SNP del profilo genetico potrebbe effettivamente rivelarsi uno strumento utile per distinguere le forme più o meno severe di FM e di ME/CFS, e che queste sono due malattie distinte con un’importante componente genetica.
Prima della pausa mattutina, il dott. Akikazu Sakudo, ricercatore presso il dipartimento di virologia nell’istituto di ricerca delle malattie microbiche all’Osaka University, in Giappone, ha descritto l'uso di mezzi di spettroscopia per sviluppare un metodo diagnostico per individuare oggettivamente malattie croniche come l’ME / CFS. Con il prof. Kazuyoshi Ikuta, professore del dipartimento di Virologia, il dott. Sakudo ha utilizzato la spettroscopia a raggi infrarossi (Vis-NIR) per esaminare il siero del sangue di pazienti affetti da ME / CFS e donatori sani. Nel loro studio su 45 pazienti e 54 donatori, è stato possibile distinguere tra i due gruppi e individuare correttamente il 100% dei donatori sani e il 93,3% di pazienti con ME / CFS tra campioni mascherati di siero, suggerendo così che la spettroscopia Vis-NIR, combinata con l’analisi chemometrica, potrebbe fornire un affidabile strumento per la diagnosi della malattia.
Dopo la pausa, è stata la volta della presentazione del dott. Gregor Purdie, medico generico e consulente presso “NHS Dumfries and Galloway” nel servizio di sviluppo dalla prospettiva della pratica clinica. Il dott. Purdie è stato attivamente coinvolto, al lavoro, con persone affette da ME / CFS sin dalla fine degli anni 90, e ha descritto i recenti passi verso la creazione di uno Scottish Clinical Network su ME/CFS, con l’obbiettivo di atteggiarsi con "sensibilità, empatia, offrendo cure di alta qualità, centrate sulle esigenze del paziente e fornite da medici sempre correttamente informati delle più recenti ricerche, con un lavoro ininterrotto tra settore di cura primario, secondario e terziario".

Il team del Dipartimento di Medicina dell’Università di Dundee ha tenuto i tre successivi interventi. L’esposizione centrale è stata tenuta dalla Prof.sa Jill Belch, capo della Unità di Ricerca per le Malattie Vascolari, all’Università di Dundee. Nonostante si interessi principalmente di medicina vascolare e di malattie infiammatorie, la prof.sa Belch è stata di grande aiuto nella ricerca sull’ME / CFS nel corso degli ultimi 10 anni, e il suo dipartimento ha ospitato una serie di studi di ricerca su questa malattia. La prof.sa Belch ha iniziato con la descrizione dei problemi di diagnosi, e ha mostrato i risultati di un piccolo studio svolto nel 1990, nel suo reparto, in cui 28pazienti con ME / CFS su 100, dopo un corretto esame, presentavano diagnosi mediche alternative, sottolineando perciò l’importanza di un esame medico completo per tutti i pazienti che soddisfano i vaghi criteri della CFS. Ha descritto il successivo lavoro su tre gruppi di pazienti che soddisfacevano i criteri della CFS, bensì identificabili sotto profili clinici e biomedici molto diversi tra loro (veterani della Guerra del Golfo, pazienti con avvelenamento da organofosfati, e sporadici pazienti CFS). La prof.sa Belch ha descritto la gamma di risultati potenzialmente importanti riportati dal suo gruppo nelle pubblicazioni scientifiche dal 2003 al 2007. Questi includono aumento dello stress ossidativo (risultati in attesa di conferma da almeno altri quattro gruppi di ricerca in tutto il mondo); metabolismo anormalmente sensibile all’acetilcolina (un’insolita scoperta visto che nelle malattie cardiovascolari - come ad esempio il diabete, l'ictus e il colesterolo alto - le risposte del flusso di sangue all’acetilcolina sono normalmente affievolite) ; un aumento delle apoptosi dei neutrofili - in particolare una maggiore proporzione di morte (apoptosi) di cellule che nei soggetti sani - coerente con un processo infiammatorio attivo, che è forse la conseguenza di un’infezione presente o passata. Nonostante questi test non siano ancora marcatori diagnostici, essi dimostrano che, se gli sforzi scientifici ed i finanziamenti sono diretti verso un preciso problema, i ricercatori possono scoprire, nei pazienti con ME / CFS, anomalie biologiche che potrebbero aiutare a spiegare molte delle caratteristiche cliniche associate alla malattia, e potrebbero anche indicare aree per il trattamento terapeutico.

Questo discorso introduttivo è stato seguito da una presentazione del dott. Faisel Khan, scienziato e professore presso il Dipartimento di Medicina dell'Università di Dundee. Egli è uno specialista di medicina vascolare, con un particolare interesse per l'attività dei vasi sanguigni in pazienti con malattie vascolari, e per la valutazione non invasiva della funzione vascolare via laser Doppler imaging, ecografia e analisi d'onda di impulso. Il dott. Khan ha descritto un recente studio sulla rigidità arteriosa in pazienti con ME / CFS, nel corso del quale sono stati esaminati 41 pazienti e 35 volontari sani, e la rigidita' arteriosa è stata misurata al polso tramite un sistema di analisi delle forme d'onda SphygmoCor. I pazienti con ME / CFS presentavano un significativo aumento dei livelli di Proteina C-reattiva (CRP), e la rigidità arteriosa era significativamente maggiore nei pazienti che nei soggetti di controllo, in correlazione con la CRP. L’interrogativo resta se pazienti con ME / CFS abbiano un significativo aumento del rischio di avere un futuro evento cardiovascolare, e il proseguimento dei lavori è stato programmato proprio per esplorare ciò. Un’ulteriore presentazione della team è stata tenuta dalla dottoressa Gwen Kennedy, una collaboratrice post-dottorato nel dipartimento, specializzata nella ricerca su malattie infiammatorie e autoimmuni come la sclerosi sistemica, il diabete, la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide. La dott.sa Kennedy ha condotto numerosi studi sull’ME / CFS, e il suo attuale lavoro (finanziato da ME Research Regno Unito, Young ME suffers trust e Search ME) studia i marcatori infiammatori nei bambini con la malattia . Siccome l'analisi dei dati provenienti da questo studio è ancora incompleta, la dott.sa Kennedy ha discusso vari aspetti dell'organizzazione dello studio ed i risultati demografici.
La presentazione finale della mattinata è stata un sondaggio ed una revisione di “Atteggiamenti verso l’ ME / CFS nelle professioni sanitarie” di Joan Crawford, che sta intraprendendo un master presso l'Università di Liverpool Hope, e completando una tesi sugli atteggiamenti degli infermieri nei confronti delle persone con ME / CFS, sclerosi multipla e artrite reumatoide. L'atteggiamento degli operatori sanitari verso i pazienti con ME / CFS rappresenta una della questioni più controverse e più dolorose che i pazienti e gli assistenti si trovano ad affrontare, e la sig.na Crawford ha dato una revisione della letterature di ricerca, e ha mostrato alcuni dei suoi risultati.

Il primo intervento pomeridiano è stato tenuto dal dottor Jo Nijs, che è un fisioterapista accademico, con particolare interesse per il dolore cronico e l’ME / CFS. Insegna fisiologia umana presso la Vrije Universiteit di Bruxelles, in Belgio, e fisioterapia muscolo-scheletrica presso l'University College di Anversa, dov’è capo della Divisione di Fisioterapia muscolo-scheletrica. Il dott. Nijs ha dato una panoramica del dolore cronico diffuso nelle persone con ME / CFS, i recenti sviluppi e le implicazioni terapeutiche. Egli ha descritto come le persone con ME / CFS avvertano un dolore muscoloscheletrico cronico, che nella loro malattia è ancora più debilitante rispetto all’aspetto della “fatica”. Vi è una ricerca scientifica di dati provenienti da tutto il mondo che permette ai medici di comprendere, almeno in parte, il dolore muscoloscheletrico cronico in questa malattia. Nella sua esposizione di tali studi ha dimostrato che l’ipermobilità generalizzata delle giunture e la sindrome da ipermobilità benigna sembrano essere molto diffuse, anche se la loro importanza clinica è sconosciuta. D’altro canto il catastrofismo nei confronti del dolore rappresenta un’importante porzione del dolore muscoloscheletrico ed è un fattore predittivo della prestazione fisica nei pazienti con ME/CFS, indicando indirettamente l’evidenza di una disfunzione del sistema di codificazione del dolore in questi pazienti. Alcune persone affette dalla malattia rispondono all’aumento di esercizio con un’allungata ed accentuata risposta allo stress ossidativo, spiegando quindi il dolore muscolare, il malessere post-sforzo e l’abbassamento della soglia del dolore in seguito ad attività graduale. Applicando tale evidenza scientifica alla manualità professionale fisioterapeutica, regolari tecniche di automanipolazione ed un’educazione neurofisiologica del dolore fanno parte del trattamento per il dolore muscoloscheletrico nei pazienti con ME/CFS.
La risposta fisiologica all’esercizio è un tema importante per pazienti con ME / CFS e Mark Robinson del Dipartimento di Fisiologia Applicata, Università di Strathclyde, Glasgow, ha presentato dei dati provenienti da uno studio pilota sull’interleuchina-6e l’esercizio. L’interleuchina-6 è una citochina e vi è prova che essa abbia un ruolo significativo nel metabolismo e che aumenti drasticamente in risposta all’esercizio fisico, e potrebbe perciò essere un candidato chiave nella ricerca sui pazienti ME/CFS, la cui malattia potrebbe essere associata alla scarsità dell’utilizzo di carburante o del suo difficile rifornimento. Lo studio pilota ha coinvolto sei pazienti ME / CFS e sei soggetti sani di controllo abbinati per età e livello di attività fisica. L’attività fisica è stata svolta fino al 90 % della soglia dell’acido lattico, permettendo così una “misurazione” del carico metabolico tra i pazienti e i soggetti di controllo. Tutti i soggetti hanno visitato il laboratorio in due occasioni, la prima volta per l’identificazione della soglia dell’acido lattico, la seconda volta, al mattino, i soggetti hanno svolto attività fisica fino al carico prestabilito dopo aver assunto un pasto liquido standardizzato e dopo il prelievo di alcuni campioni di sangue pre e post attività nell’arco di 24 ore. I risultati, che non sono ancora stati pubblicati, mostrano che la produzione di forza risulta minore nei soggetti affetti da CFS, e vi sono state indicazioni di una riduzione dei livelli dei recettori di base, esiste quindi giustificazione per continuare ad investigare su un campione più ampio.
Rebecca Marshall, che sta avviando un dottorato di ricerca presso la Caledonian University di Glasgow con il dott. Lorna Paul nell’istituto di Sanità e Assistenza Sociale, ha tenuto la successiva presentazione, tratta dai suoi studi di dottorato sul dolore avvertito da persone con ME / CFS. Questo è un sintomo dominante nei pazienti, per il quale è necessario stabilire il miglior trattamento possibile su misura per le esigenze di ogni paziente. Il gruppo di ricerca ha reclutato volontari che accusavano dolore da gruppi di supporto da tutta la Scozia. Per questo studio descrittivo e interdisciplinare sono stati reclutati 50 individui (38 donne, 12 uomini), tra i quali dieci persone costrette a casa o a letto. Ne è emersa una svariata serie di conclusioni, tra cui il fatto che il 66 % dei partecipanti affermasse di trovarsi in una condizione stabile (cronica), che il 24% riportasse dei peggioramenti e che il 79% indicasse il dolore muscolare avvertito il giorno dell’intervista come il peggiore mai avvertito; inoltre dalle informazioni suggerite proprio dal questionario si nota come le più comuni descrizioni del dolore includessero termini come “pulsante”e “spossante”. Il lavoro finale dovrebbe fornire dati oggettivi a conferma del dolore accusato dai pazienti, e fornire descrittori utili alla ricerca per la caratterizzazione del dolore. I professionisti sanitari devono essere consapevoli del disagio causato dal dolore nei pazienti affetti da ME / CFS, e fornire un aiuto sintomatico.
La successiva presentazione è stata tenuta dal dott. Les Wood, docente presso il Dipartimento di Fisiologia, della Glasgow Caledonian University. I suoi interessi di ricerca includono le influenze cutanee sull’eccitabilità motoneuronale, l’analisi nutrizionale della dieta alimentare, ed ha parlato dei dati raccolti durante il suo recente progetto pilota sull’eccitabilità motoneuronale dopo esercizio affaticante in pazienti con ME / CFS. Il dott. Wood ha osservato il riflesso di Hoffmann (H-reflex), strumento neurofisiologico che consente di indagare sui fattori che possono influenzare l'eccitabilità motoneuronale nel midollo spinale. Nei suoi esperimenti, l’eccitabilità H-reflex è stata monitorata prima e dopo le affaticanti contrazioni dei gruppi muscolari dei tricipiti nei soggetti con CFS / ME e nei corrispondenti soggetti di controllo. Le contrazioni affaticanti sono state effettuate dai soggetti con un massimo di 40 flessioni plantari volontarie contro una pedana collegata ad un trasduttore di forza che ha registrato i cambiamenti della forza di contrazione. Lo scopo è stato quello di esaminare se l'eccitabilità dei motoneuroni che controllano la contrazione muscolare sia stata alterata in modo diverso dall’affaticamento nei soggetti con CFS / ME. Risulta interessante come l’eccitabilità H-reflex sia rimasta in gran parte inalterata dopo le contrazioni affaticanti, e in futuro sono previsti esperimenti per esplorare i risultati.

La prof.sa Nancy Klimax è prof. Di Medicina, Psicologia, Microbiologia e Immunologia della Scuola Medica Università di Miami e Centro Medico VA di Miami. Dirige il centro UM/VAM Guerra del Golfo e il Centro di Ricerca Sindrome Fatica Cronica, il quale si concentra su una migliore comprensione delle interazioni neuro-immuno-endocrine nella CFS e nella sindrome Guerra del Golfo, e il loro ruolo nella patogenesi di questi disturbi complessi. Continua a lavorare a livello nazionale e internazionale per portare una migliore comprensione della ME/CFS e della Sindrome Guerra del Golfo ai medici e ai politici. La sua presentazione era intitolata “L’immunologia della ME/CFS” ed ha condiviso con il pubblico le sue riflessioni maturate in molti anni come medico e ricercatrice. La prof.sa Klimax ha descritto un modello per lo sviluppo della malattia, il modello presuppone una predisposizione genetica la quale s’imbatte in un evento o in una infezione scatenanti, che porta alla produzione di mediatori immuni, endocrini o neuroendocrini, che ha per risultato salute cagionevole e persistenza della malattia. Il ruolo di una possibile predisposizione genetica è supportato dal precedente lavoro sugli aplotipi HLA DR, ed anche dagli studi discussi in precedenza durante il giorno. Ha fatto notare che c’è una chiara associazione tra ME/CFS e un’infezione di tipo virale negli studi di ricerca, e ha fatto riferimento al documento del 2006, edito dal Giornale Medico Britannico, nel quale si affermava che su 253 pazienti con infezione acuta l’11% ha sviluppato una malattia tipo ME/CFS, evento largamente previsto dalla gravità della malattia acuta piuttosto che da fattori demografici o psicologici. La prof.sa Klimas ha spiegato che la chiave è suddividere in sottogruppi i pazienti affetti da CFS senza contemplarli tutti genericamente sotto la diagnosi di questa malattia, cosicché ognuno di essi possa essere sottoposto a ricerche e cure specifiche. Nella sua conclusione ha affermato come ci sia stato un progresso significativo nella nostra conoscenza del ME/CFS, e che i sistemi nervosi centrali, immuni e neuroendocrini sono legati e non possono essere considerati separatamente. Altre terapie efficaci, basate su questa conoscenza, saranno presto disponibili.

L’ultima relazione del giorno è stata tenuta dalla dott.sa Eleanor Stein, una psichiatra libero professionista a Calgary, Canada. Si è laureata alla Scuola Medica Universitaria di Alberta, completando la sua specializzazione all’Università di Londra nel 1992. E’ autrice dell’eccellente compendio “Valutazione e trattamento di pazienti con ME/CFS: Linee guida per psichiatri”, la quale conclude che “La letteratura medica è chiara, e che ME/CFS non è la stessa cosa della depressione o di qualunque altro disturbo psichiatrico”, e questa è stato uno dei punti che lei ha esaminato al convegno. La dott.sa Stein ha discusso la storia dell’intervento comportamentale sia generalmente che, più specificatamente, riguardo ai risultati degli interventi comportamentali nella ME/CFS, e ha dato suggerimenti per istruzioni future. Ha descritto come, al principio nell’“era moderna” della ME/CFS, è stato presunto che esso era un disturbo epidemico contagioso, ma che più tardi in mancanza della scoperta di una singola causa fisica, furono ipotizzate cause psicologiche. Sebbene siano state trovate correlazioni tra l’attribuzione della malattia , la gravità della malattia e l’astensione dall’attività, non si è riusciti a dimostrarne la causa. Ha inoltre affermato di aver trovato documentazione di 7 esperimenti randomizzati controllati eseguiti su pazienti “CFS” usando la terapia cognitivo-comportamentale stile inglese, ma due di questi selezionarono i pazienti secondo i Criteri di Oxford/Regno Unito (Oxford Criteria), così che i risultati non sono necessariamente generalizzabili ai pazienti con ME/CFS, e che due hanno avuto risultati negativi. Degli studi risultati positivi, in uno furono usati i criteri Fukuda del 1994 “con l’eccezione del criterio richiedente che fossero presenti quattro degli otto sintomi supplementari” (il quale effettivamente significa che lo studio non stava esaminando il ME/CFS) e un altro fu effettuato sugli adolescenti. Uno studio recente che ha utilizzato la terapia cognitivo-comportamentale (la prima a misurare la funzione cognitiva) non ha trovato nessun beneficio oggettivo alla funzione cognitiva pre/post intervento. In contrasto con il modello comportamentale basato sulla CBT (terapia cognitivo-comportamentale) costruito a tavolino, che domina il Regno Unito, la dott.sa Stein ha descritto il Modello Stanford dell’ Autogestione Disturbo Cronico, il modello più comunemente usato nel mondo; esso presume che i pazienti debbano impegnarsi continuamente in esercizi di assistenza sanitaria vantaggiosa; che i pazienti e professionisti debbano condividere conoscenza e fonti d’informazione; e che la responsabilizzazione del paziente è la chiave per il successo. Benefici clinici, usando questo modello, sono riportati per diabete e ipertensione (condizioni in cui lo stile di vita gioca un ruolo importante), ma nessun chiaro beneficio è stato trovato per l’artrite. La dott.sa Stein ha concluso che interventi comportamentali possono condurre ad un apparente breve periodo di miglioramento soggettivo, ma che l’intervento comportamentale da solo non conduce a cambiamenti oggettivi misurabili, né a cambiamenti sintomatici durevoli. Inoltre non c’è nessuna prova che gli interventi comportamentali influenzino la patofisiologia della ME/CFS.


B]Qui il testo originale:[/B]
http://www.meresearc...ewhorizons.html


Attenzione

La traduzione, non essendo stata redatta da professionisti con conoscenza di termini medici nella lingua di partenza/destinazione, potrebbe contenere imprecisioni o errori.

Messaggio modificato da danis, 06 febbraio 2008 - 11:17:23

"La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre" A. Einstein

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"tu cerchi la risposta, ma non devi cercare fuori la risposta, la risposta è dentro di te, e però è sbagliata!" Quelo

#2 joseph1951

joseph1951

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Inviato 05 febbraio 2008 - 16:19:20

Traduzione di Francesca, figlia di Luna
New Horizons: Conferenza Internazionale sulla Ricerca Biomedica su ME/CFS
Ospitata ed organizzata da ME Research UK, e cosponsorizzata dall’Irish ME Trust, la conferenza internazionale sulla ricerca di ME/CFS “New Horizons” si è tenuta Venerdì  25 maggio 2007 presso il centro conferenze Edinburgo, la sede progettata allo scopo e senza barriere architettoniche della Heriot-Watt University di Edimburgo.
Sul sito originale è presente il link tramite il quale è possibile ordinare una copia del doppio DVD della conferenza a £6........... ma che l’intervento comportamentale da solo non conduce a cambiamenti oggettivi misurabili, né a cambiamenti sintomatici durevoli. Inoltre non c’è nessuna prova che gli interventi comportamentali influenzino la patofisiologia della ME/CFS.


B]Qui il testo originale:[/B]
http://www.meresearc...ewhorizons.html
Attenzione

La traduzione, non essendo stata redatta da professionisti con conoscenza di termini medici nella lingua di partenza/destinazione, potrebbe contenere imprecisioni o errori.

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Si carissima Danis,

La confezione contenente i 2 DVD che citato in passato contiene appunto tutti gli interventi che hai citato . Dovrei mandare questi due DVd in Italia, ma prima voglio guardarli. Non li ho ancora guardati................

Ciao




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